TIBET: DALAI LAMA, COLLOQUI CON PECHINO POSITIVI E COSTRUTTIVI
(AGI) - Berlino, 9 mag. - Il Dalai Lama ha espresso soddisfazione sull'esito dei primi contatti tra i suoi emissari e il governo cinese. Lo ha detto in un'intervista al settimanale 'Der Spiegel', quando mancano pochi giorni alla sua visita in Germania. Il leader spirituale del Tibet, ha spiegato che i colloqui svoltisi finora non hanno avuto un carattere astratto, ma sono state gia' formulate "proposte concrete" per i prossimi contatti formali.I colloqui si sono svolti in un'atmosfera distesa, "non aggressiva, ma caratterizzata da rispetto". Il Dalai Lama ha respinto tuttavia con fermezza le accuse di Pechino di aver fomentato i disordini a Lhasa e ha aggiunto: se i cinesi hanno questa convinzione, "allora devono andare a Oslo e chiedere che mi venga revocato il premio Nobel".
Nel frattempo e' polemica in Germania per il rifiuto del governo tedesco e del ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, di ricevere il Dalai Lama. Il giornale 'Sueddeutsche Zeitung' scrive in un commento di prima pagina dal titolo "Solo a Berlino", che l'accoglienza riservata quest'anno dalla Germania al Dalai Lama e' "molto piu' fredda" di quella del settembre scorso, quando il cancelliere Angela Merkel ricevette Sua Santita' alla Cancelleria. "Nessun componente del governo vuole vederlo", sottolinea il giornale.
La signora Merkel "si e' scusata, dicendo che dall'inizio della settimana prossima sara' in visita in America Latina, mentre Steinmeier ha fatto sapere che non ricevera' il Dalai Lama". Il quotidiano 'Berliner Zeitung' scrive che uno dei motivi del rifiuto del capo della diplomazia e' quello di evitare nuove tensioni con Pechino, ma anche il fatto che lo scorso anno "Steinmeier critico' l'incontro della Merkel con il capo spirituale dei tibetani". Il deputato ecologista Volker Beck ha affermato che Steinmeier "invece di cadere in ginocchio davanti alla Cina, dovrebbe mostrare di avere una spina dorsale e ricevere a Berlino il Dalai Lama".
Mentre nessun esponente del partito socialdemocratico incontrera' il capo spirituale dei tibetani, il presidente del Bundestag, Norber Lammert (Cdu), e il governatore del Nordreno-Westfalia, Juergen Ruettgers (Cdu), lo riceveranno a Bochum. Il Dalai Lama visitera' diverse citta' tedesche e il 19 maggio parlera' davanti alla Porta di Brandeburgo. (AGI)
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Cina: olimpiadi, proteste e le prime ripercussioni su Hong Kong
Gli stranieri residenti nella Regione a Amministrativa Speciale di Hong Kong, così come i turisti e gli uomini d’affari di passaggio nella ex colonia britannica sulla via per la Cina popolare, sono rimasti turbati di recente dalla notizia secondo cui le disposizioni per ottenere il visto di ingresso Cina siano mutate radicalmente senza che fosse dato alcun preavviso, né fosse fornita una spiegazione plausibile.Dall’inizio di aprile non sono più disponibili i visti d’ingresso per periodi di breve permanenza in precedenza rilasciati alla frontiera tra Hong Kong e Shenzhen e, almeno fino alla metà di ottobre, i visti per ingresso multiplo della validità di tre, sei e dodici mesi. Invero, già dal primo di gennaio di quest’anno le agenzie turistiche di Hong Kong avevano sospeso il rilascio di visti per ingresso multiplo validi per dodici e sei mesi e avevano quasi raddoppiato le tariffe per i visti multipli con validità di tre mesi. Ufficialmente le autorità garantiscono che tali permessi sono ancora fruibili, tuttavia allo stato attuale delle cose sembra che agli stranieri rimangano disponibili soltanto un tipo di visto a breve permanenza della durata di due giorni e i visti per uno o due ingressi della validità di tre mesi. Questi ultimi vengono rilasciati, tuttavia, soltanto dopo che l’interessato si è munito di un biglietto di andata e ritorno e di una prenotazione alberghiera valida per il periodo di permanenza in Cina, nonché di una lettera di invito da parte delle autorità competenti per quanti richiedono un visto per motivi d’affari. Recentemente le agenzie turistiche hanno reso noto inoltre che dal 15 di aprile non vengono più accolte le domande inoltrate da cittadini stranieri di 33 nazionalità diverse che non hanno residenza a Hong Kong. A queste persone viene consigliato di presentare domanda presso le rappresentanze consolari cinesi nel loro paese o in quello in cui sono residenti.
Diverse camere di commercio di Hong Kong, compresa quella europea, quella britannica e quella americana, hanno manifestato il proprio malcontento riguardo l’introduzione di questo nuovo sistema di concessione dei visti lamentando inoltre la poca chiarezza dei provvedimenti presi e le difficoltà che tali cambiamenti avrebbero causato a quanti hanno la necessità di recarsi di frequente in Cina per motivi d’affari. Preoccupazione è stata espressa da più parti soprattutto in riferimento alla sospensione dei visti multipli, la necessità di presentare un biglietto di andata e ritorno insieme alla prenotazione alberghiera e tariffe più elevate per quelle tipologie di visto rimaste disponibili. Tali misure potrebbero significare un danno all'economia e all'immagine di Hong Kong e, nel lungo periodo, potrebbero contribuire a spingere diverse aziende occidentali attive o interessate a investir in Cina ad optare invece per paesi emergenti politicamente più accomodanti come India, Vietnam e Cambogia.
Diverse camere di commercio di Hong Kong, compresa quella europea, quella britannica e quella americana, hanno manifestato il proprio malcontento riguardo l’introduzione di questo nuovo sistema di concessione dei visti lamentando inoltre la poca chiarezza dei provvedimenti presi e le difficoltà che tali cambiamenti avrebbero causato a quanti hanno la necessità di recarsi di frequente in Cina per motivi d’affari. Preoccupazione è stata espressa da più parti soprattutto in riferimento alla sospensione dei visti multipli, la necessità di presentare un biglietto di andata e ritorno insieme alla prenotazione alberghiera e tariffe più elevate per quelle tipologie di visto rimaste disponibili. Tali misure potrebbero significare un danno all'economia e all'immagine di Hong Kong e, nel lungo periodo, potrebbero contribuire a spingere diverse aziende occidentali attive o interessate a investir in Cina ad optare invece per paesi emergenti politicamente più accomodanti come India, Vietnam e Cambogia.
Nelle intenzioni dei governanti cinesi le olimpiadi di Pechino avrebbero dovuto rappresentare l’occasione per mostrare al mondo intero gli enormi progressi compiuti dal paese nel novero di pochi anni. Il 2008 avrebbe dovuto essere il momento in cui la Cina sarebbe uscita dal solitario confinamento internazionale durato oltre mezzo secolo e, in condizioni di parità, avrebbe partecipato ai giochi politici mondiali. I fatti accaduti in Tibet e le veementi proteste della comunità internazionale dovute all’uso di metodi violenti da parte della polizia cinese nel reprimere le manifestazioni popolari -autonomiste hanno invece causato un irrigidimento della Cina e il ripetersi di contrapposizioni tra blocchi tipici di tempi ormai passati.
I recenti provvedimenti relativi al rilascio dei visti d’ingresso per la Cina possono leggersi nel contesto dei concitati avvenimenti delle ultime settimane; sarebbe difficile altrimenti comprendere queste misure se non appunto come un tentativo di chiudere il paese in relazione alle proteste internazionali susseguitesi dopo gli scontri di Lasha. Quanto accaduto a Londra e a Parigi durante il passaggio della torcia olimpica e le simultanee dichiarazioni da parte di diversi leader politici e capi di stato – su tutti il presidente francese –, i quali prospettavano la possibilità di boicottare la cerimonia inaugurale delle olimpiadi se la Cina non avesse trovato un accordo con il Dalai Lama, sono state causa in Cina di una violenta reazione patriottica infervorata da una estesa campagna a mezzo stampa promossa da Pechino per ribadire l’unità del paese e censurare quella che è considerata una irrispettosa intrusione delle potenze straniere negli affari interni della del paese. Ancora più forte è stato il risentimento avvertito in Cina e dai cinesi della diaspora per quello che veniva considerato un bieco tentativo di umiliare il popolo cinese privando il paese del meritato momento di gloria che il passaggio della torcia avrebbe dovuto significare. Città come Los Angeles, Parigi, Londra e Berlino sono state testimoni di partecipate dimostrazioni pro-Cina, mentre in Cina centinaia di migliaia di persone si sono ritrovate davanti ai supermercati Carrefur a Qingdao, Xi’an, Jinan, Harbin, Dalian, Beijing, Hefei, Wuhan e Kunming per promuovere il boicottaggio della catena di supermercati francesi creduta vicina al Dalai Lama.
Le olimpiadi probabilmente si svolgeranno senza incidenti e premieranno l'efficiente organizzazione cinese su cui il governo molto ha investito. I lavori per la costruzione degli impianti sono infatti già in fase di completamento. Tuttavia, tale successo nasconde evidenti errori d'impostazione da parte di Pechino. In un’era di globalizzazione come la nostra, l’informazione trova sempre il modo di diffondersi superando i labili confini territoriali nei quali si vorrebbe confinarla. Il tentativo del governo cinese di mostrare il lato migliore del paese, sorvolando sui problemi che ancora attanagliano la Cina, non sembra funzionare. I paesi occidentali hanno compreso gli enormi costi umani che si celano dietro il successo economico cinese e la pubblicazione di impressionanti statistiche di crescita. La reputazione internazionale della Cina non sembra migliorare e dopo gli ultimi accadimenti sembra anzi compromessa per gli anni a venire. La persistente richiesta di un Tibet autonomo riflette la miope politica cinese adottata in questi decenni nei confronti della diversità culturale. È vero che il governo di Pechino ha investito negli ultimi anni oltre undici miliardi di euro in Tibet e il PIL regionale cresce annualmente ad una media di oltre il 12 percento (14 percento nel 2007). Tuttavia, è evidente che il successo economico non ha contribuito a vincere i cuori del popolo tibetano, al contrario è possibile che in alcuni casi abbia addirittura contribuito ad esacerbare le tensioni esistenti e mai risolte.
La responsabilità per il formarsi di questa situazione non giace interamente sulle scelte di Pechino. La scarsa comprensione da parte dei paesi occidentali degli avvenimenti e della cultura cinese sembra altrettanto rimarchevole. Negli ultimi anni molto è stato fatto in Cina per migliorare la posizione internazionale del paese e appianare le difficoltà sociali interne causate da una crescita economica senza controllo e senza precedenti. La nuova e innovativa classe politica alla guida del paese ha compiuto passi importanti nel proporsi in modo più visibile all’occhio dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Alcuni cambiamenti tuttavia non avvengono nel volgere di una giornata, ma richiedono tempo e continuità.
Quest’anno i cinesi avrebbero dovuto mostrare al mondo il lato migliore del paese. Tuttavia, il mondo ha voluto privarli di questa gioia per mostrarne ancora una volta gli aspetti peggiori. Il governo ha inculcato nella popolazione un forte sentimento patriottico che trae forza da secoli di umiliazioni internazionali subite a livello politico, territoriale e razziale. Su tale patriottismo lo stato fonda la propria legittimità. Il dialogo, risoluto, ma rispettoso delle diversità altrui, sarebbe stato un metodo senza dubbio più efficace a disposizione dell'opinione pubblica internazionale per raggiungere gli scopi voluti. Le proteste occidentali hanno rimarcato i limiti della politica cinese in Tibet e hanno spostato l’attenzione dalle Olimpiadi ai diritti umani. Tuttavia, rovinando la parata trionfale della Cina tra le capitali europee che hanno ospitato la torcia olimpica, si è portato alcompattamento del popolo cinese dietro alla bandiera nazionale, in ferma opposizione alle spinte autonomiste e alle ingerenze straniere. L’intervento occidentale potrebbe inoltre spingere la Cina ad adottare in seguitouna politica più severa nel Tibet e nello Xinjiang e a negare il proprio aiuto nel Darfur e nella Corea del Nord. L’imbarazzo cui Pechino è stata soggetta in questi giorni potrebbe venire pagato da altri negli anni a venire.
I recenti provvedimenti relativi al rilascio dei visti d’ingresso per la Cina possono leggersi nel contesto dei concitati avvenimenti delle ultime settimane; sarebbe difficile altrimenti comprendere queste misure se non appunto come un tentativo di chiudere il paese in relazione alle proteste internazionali susseguitesi dopo gli scontri di Lasha. Quanto accaduto a Londra e a Parigi durante il passaggio della torcia olimpica e le simultanee dichiarazioni da parte di diversi leader politici e capi di stato – su tutti il presidente francese –, i quali prospettavano la possibilità di boicottare la cerimonia inaugurale delle olimpiadi se la Cina non avesse trovato un accordo con il Dalai Lama, sono state causa in Cina di una violenta reazione patriottica infervorata da una estesa campagna a mezzo stampa promossa da Pechino per ribadire l’unità del paese e censurare quella che è considerata una irrispettosa intrusione delle potenze straniere negli affari interni della del paese. Ancora più forte è stato il risentimento avvertito in Cina e dai cinesi della diaspora per quello che veniva considerato un bieco tentativo di umiliare il popolo cinese privando il paese del meritato momento di gloria che il passaggio della torcia avrebbe dovuto significare. Città come Los Angeles, Parigi, Londra e Berlino sono state testimoni di partecipate dimostrazioni pro-Cina, mentre in Cina centinaia di migliaia di persone si sono ritrovate davanti ai supermercati Carrefur a Qingdao, Xi’an, Jinan, Harbin, Dalian, Beijing, Hefei, Wuhan e Kunming per promuovere il boicottaggio della catena di supermercati francesi creduta vicina al Dalai Lama.
Le olimpiadi probabilmente si svolgeranno senza incidenti e premieranno l'efficiente organizzazione cinese su cui il governo molto ha investito. I lavori per la costruzione degli impianti sono infatti già in fase di completamento. Tuttavia, tale successo nasconde evidenti errori d'impostazione da parte di Pechino. In un’era di globalizzazione come la nostra, l’informazione trova sempre il modo di diffondersi superando i labili confini territoriali nei quali si vorrebbe confinarla. Il tentativo del governo cinese di mostrare il lato migliore del paese, sorvolando sui problemi che ancora attanagliano la Cina, non sembra funzionare. I paesi occidentali hanno compreso gli enormi costi umani che si celano dietro il successo economico cinese e la pubblicazione di impressionanti statistiche di crescita. La reputazione internazionale della Cina non sembra migliorare e dopo gli ultimi accadimenti sembra anzi compromessa per gli anni a venire. La persistente richiesta di un Tibet autonomo riflette la miope politica cinese adottata in questi decenni nei confronti della diversità culturale. È vero che il governo di Pechino ha investito negli ultimi anni oltre undici miliardi di euro in Tibet e il PIL regionale cresce annualmente ad una media di oltre il 12 percento (14 percento nel 2007). Tuttavia, è evidente che il successo economico non ha contribuito a vincere i cuori del popolo tibetano, al contrario è possibile che in alcuni casi abbia addirittura contribuito ad esacerbare le tensioni esistenti e mai risolte.
La responsabilità per il formarsi di questa situazione non giace interamente sulle scelte di Pechino. La scarsa comprensione da parte dei paesi occidentali degli avvenimenti e della cultura cinese sembra altrettanto rimarchevole. Negli ultimi anni molto è stato fatto in Cina per migliorare la posizione internazionale del paese e appianare le difficoltà sociali interne causate da una crescita economica senza controllo e senza precedenti. La nuova e innovativa classe politica alla guida del paese ha compiuto passi importanti nel proporsi in modo più visibile all’occhio dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Alcuni cambiamenti tuttavia non avvengono nel volgere di una giornata, ma richiedono tempo e continuità.
Quest’anno i cinesi avrebbero dovuto mostrare al mondo il lato migliore del paese. Tuttavia, il mondo ha voluto privarli di questa gioia per mostrarne ancora una volta gli aspetti peggiori. Il governo ha inculcato nella popolazione un forte sentimento patriottico che trae forza da secoli di umiliazioni internazionali subite a livello politico, territoriale e razziale. Su tale patriottismo lo stato fonda la propria legittimità. Il dialogo, risoluto, ma rispettoso delle diversità altrui, sarebbe stato un metodo senza dubbio più efficace a disposizione dell'opinione pubblica internazionale per raggiungere gli scopi voluti. Le proteste occidentali hanno rimarcato i limiti della politica cinese in Tibet e hanno spostato l’attenzione dalle Olimpiadi ai diritti umani. Tuttavia, rovinando la parata trionfale della Cina tra le capitali europee che hanno ospitato la torcia olimpica, si è portato alcompattamento del popolo cinese dietro alla bandiera nazionale, in ferma opposizione alle spinte autonomiste e alle ingerenze straniere. L’intervento occidentale potrebbe inoltre spingere la Cina ad adottare in seguitouna politica più severa nel Tibet e nello Xinjiang e a negare il proprio aiuto nel Darfur e nella Corea del Nord. L’imbarazzo cui Pechino è stata soggetta in questi giorni potrebbe venire pagato da altri negli anni a venire.
Senza dubbio, a Hong Kong qualcuno già sta pagando per l’umiliazione inflitta dalle potenze occidentali alla Cina. Le ultime disposizioni in materia di visti e la situazione internazionale presente hanno bloccato nella ex colonia britannica diversi turisti e uomini d'affari prima abituati a frequenti spostamenti da e per il resto della Cina. Tali provvedimenti tuttavia potrebbero avere spiacevoli effetti anche su ben altra scala. La città concorre da tempo con Singapore e Tokyo per conquistare un posto al fianco di Londra e New York quale piazza di primaria importanza nel contesto finanziario mondiale. L’invidiabile posizione geografica e il forte legame con l’entroterra cinese sembrerebbero rafforzare le mire di Hong Kong in tale senso, tuttavia negli ultimi anni il mai risolto problema dell’inquinamento dell’aria e i costi crescenti dovuti alle difficoltà del dollaro americano hanno portato Hong Kong a perdere terreno nei confronti di altre città meglio attrezzate ad accogliere gli expats e le loro famiglie. La recente politica impressa da Pechino potrebbe avere l’indesiderato effetto di allontanare ulteriormente gli stranieri dalla città. Anche nel caso in cui il regime di concessione dei visti tornasse alla normalità al termine delle olimpiadi, rimane da valutare quanto nel lungo periodo peserà la percezione delle ragioni di questo inaspettato cambiamento e come tali considerazioni andranno ad influire sulla volontà degli investitori di rimanere in Cina. Un'ulteriore difficoltà per Hong Kong potrebbe risultare dal fatto che la città ospiterà tutti gli eventi olimpici legati all’equitazione. Le difficoltà nell’ottenere un visto per quanti desiderano partecipare a più eventi in più luoghi differenti potrebbero pesare negativamente per Hong Kong in termini di pubblico e introiti.
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Pechino ci ripensa: Internet censurato ai Giochi
Il comitato organizzatore dei Giochi olimpici di Pechino aveva assicurato che durante le Olimpiadi la rete Internet avrebbe goduto di «piena libertà»: sembrava una promessa poco credibile in bocca a un regime che si regge sulla censura, ma molti ci avevano creduto, o avevano finto di farlo. Agli uni e agli altri il ministro cinese della Tecnologia Wan Gan ha servito ieri quanto si meritavano: una bella marcia indietro.
«Per proteggere la gioventù», ha detto il virtuoso esponente del Partito comunista cinese, «ci saranno controlli e interventi di censura su alcuni siti». Wan Gan definisce questi siti «dannosi», ma non anticipa quali potranno essere: il regime si tiene le mani libere. Del resto, aggiunge «tutti i Paesi limitano l’accesso ad alcuni siti». Che è un po’ come dire che la pedopornografia e la libera diffusione di informazioni sono ugualmente «danno per la gioventù».
Questo avviene mentre il governo di Pechino ha dato la sua disponibilità a discutere della delicata situazione nel Tibet, acconsentendo a fissare entro tempi brevi una nuova data per la ripresa dei negoziati ufficiali con gli inviati del Dalai Lama. Domenica scorsa nella città di Shenzhen c’è stato un primo incontro che ha visto confermate le grandi distanze tra le due parti, ma anche - almeno a parole - la volontà di «portare proposte concrete che potranno servire per un’agenda futura», secondo le parole del rappresentante tibetano Lody Gyary. Da parte cinese, invece, viene ribadito l’invito a compiere «azioni concrete per far cessare davvero le attività separatiste e le provocazioni violente che mirano a mettere in pericolo i Giochi di Pechino: così si creeranno le condizioni per nuovi contatti».
Scettico sulle aperture al Dalai Lama è lo scrittore cinese Wang Lixiong, promotore di una petizione online firmata da 400 persone che chiede alle autorità di Pechino di dialogare con il capo spirituale dei buddisti tibetani. «Nella sostanza - dice Wang - nulla giustifica l’ottimismo. I colloqui di Shenzhen servono solo ai governi occidentali per poter dire che hanno ottenuto quel che chiedevano».
«Per proteggere la gioventù», ha detto il virtuoso esponente del Partito comunista cinese, «ci saranno controlli e interventi di censura su alcuni siti». Wan Gan definisce questi siti «dannosi», ma non anticipa quali potranno essere: il regime si tiene le mani libere. Del resto, aggiunge «tutti i Paesi limitano l’accesso ad alcuni siti». Che è un po’ come dire che la pedopornografia e la libera diffusione di informazioni sono ugualmente «danno per la gioventù».
Questo avviene mentre il governo di Pechino ha dato la sua disponibilità a discutere della delicata situazione nel Tibet, acconsentendo a fissare entro tempi brevi una nuova data per la ripresa dei negoziati ufficiali con gli inviati del Dalai Lama. Domenica scorsa nella città di Shenzhen c’è stato un primo incontro che ha visto confermate le grandi distanze tra le due parti, ma anche - almeno a parole - la volontà di «portare proposte concrete che potranno servire per un’agenda futura», secondo le parole del rappresentante tibetano Lody Gyary. Da parte cinese, invece, viene ribadito l’invito a compiere «azioni concrete per far cessare davvero le attività separatiste e le provocazioni violente che mirano a mettere in pericolo i Giochi di Pechino: così si creeranno le condizioni per nuovi contatti».
Scettico sulle aperture al Dalai Lama è lo scrittore cinese Wang Lixiong, promotore di una petizione online firmata da 400 persone che chiede alle autorità di Pechino di dialogare con il capo spirituale dei buddisti tibetani. «Nella sostanza - dice Wang - nulla giustifica l’ottimismo. I colloqui di Shenzhen servono solo ai governi occidentali per poter dire che hanno ottenuto quel che chiedevano».





